COMPARAZIONI DI CARTUCCE RICARICATE CON PROIETTILI RECUPERATI DOPO LO SPARO


Un ulteriore incarico di CT su bossoli recuperati  sul luogo del delitto si è dimostrato foriero di una nuova esperienza derivante dall’utilizzo di munizioni ricaricate.

L’arma, una Pistola Beretta mod 98FS, fu sequestrata  grazie all’acquisizione di  “confidenziali dichiarazioni” in luogo ed epoca diversi dai tristi fatti accaduti assieme a n. 5 cartucce contenute nel caricatore.

L’esamina del munizionamento ha consentito di appurare che trattasi di cartucce ricaricate (sottoposte a ricarica domestica) quindi non originali di fabbrica, nella fattispecie sono stati utilizzati bossoli GFL (Fiocchi Lecco) appartenenti a munizioni già sparate ai quali dopo aver sostituito l’innesco con uno nuovo, eseguita la loro ricalibratura, inserita negli stessi bossoli una non quantificata dose di polvere da sparo, è stato infine collocato il proiettile.

Elemento davvero inusuale, che è scaturito dagli esami eseguiti, è stato il constatare che i proiettili montati sulle cartucce ricaricate hanno evidenziato impronte di riga residuate (frecce) pertanto tali proiettili (facilmente reperibili nuovi nelle armerie quale materiale di libera vendita) sono stati recuperati dopo lo sparo.

Tale singolare procedura, abbastanza complessa da realizzare –  in quanto è necessario munirsi di un tunnel balistico (vasche d’acqua e altri materiali che assorbono l’energia cinetica senza danneggiare il proiettile) – diversamente dalla facile disponibilità di proiettili nuovi, si ipotizza finalizzata ad inficiare eventuali esami balistici sui proiettili stessi a seguito di episodi criminosi.

E’ interessante evidenziare come le deontologiche metodiche comparative,  ovvero il preventivo allineamento delle impronte di espulsione  ed estrazione,  possano essere vanificate in presenza di impronte preesistenti unitamente all’assenza di produzione di nuove impronte allo sparo a causa di ricarica eseguita con basse dosi di propellente. tali munizioni sono risultate comunque idonee ad uccidere qualora utilizzate a distanza ravvicinata.

Sul luogo dell’episodio criminoso fu sequestrato un solo bossolo; nella fattispecie  un bossolo di cartuccia cal. 9×21 marcato GFL (Giulio Fiocchi Lecco) con innesco nikelato risultato sottoposto a procedura di ricarica in quanto sullo stesso sono state rinvenute molteplici impronte parassite ed altre da urti e/o strofinamento sull’innesco, sul fondello, sul corpo cilindrico ed anche sotto il collarino, tutte  sintomatiche del suo riutilizzo.

 

Nel seguito sono evidenziati i fondelli delle n. 5 cartucce inserite nel caricatore dell’arma:

  

   

Si noti (frecce sulle prime due cartucce) la preesistenza di impronte di espulsione (stessa arma) che, qualora le munizioni fossero correttamente ricaricate , allo sparo, si creerebbero nuove impronte di espulsione che probabilmente andrebbero a sovrapporsi  alle preesistenti o a residuarsi in altra zona del fondello.

 

ACQUISIZIONE DI TESTS SPERIMENTALI

Con la PISTOLA BERETTA mod. 98FS, sono stati eseguiti tests  al fine di ottenere bossoli SPERIMENTALI da porre a confronto con l reperto “R” esplodendo in  un tunnel balistico in dotazione al sottoscritto CT  le seguenti cartucce: 2 cartucce cal. 9×21 prelevate dalle n. 5 in sequestro (autorizzazione del PM) più precisamente quelle di cui alle sigle “C4” e “C5” che nel prosieguo sono state identificate dalle sigle “RS1” e “RS2” da porre a confronto con “R”

  

Le impronte di espulsione visibili a “ore 6” sui 2 bossoli/test non sono state prodotte dalla pistola Beretta in sequestro in quanto, allo sparo, i 2 bossoli non sono stati espulsi dall’arma per ricarica insufficiente e, pertanto non hanno potuto residuare le impronte della pistola utilizzata per la prova; le impronte visibili (come documentato in precedenza) erano preesistenti sulle 2 cartucce integre (delle 5 in sequestro) in quanto realizzate con bossoli recuperati dopo lo sparo con altra arma

ESAMI COMPARATIVI ARMA/BOSSOLO SEQUESTRATO

Per tali esami si è fatto uso di un microscopio comparatore Leitz regolarmente revisionato e tarato, con molteplici coppie di obbiettivi fissi e di medesima focale,  montati su torrette girevoli.

Successivamente, si è  proceduto  ad operare i confronti tra uno (quello più significativo) dei due  bossoli/tests  “Sperimentali” espulsi all’esplosione di due cartucce nella Pistola Beretta mod. 98 FS in sequestro.

Il materiale balistico oggetto degli esami è stato quindi  il seguente (cfr foto nel seguito):

  • Bossolo a reperto “R”
  • Test sperimentale “RS1” (ex C5) ed “RS2” esplosi con la Pistola Beretta in sequestro (foto in basso)

Preventivamente all’accostamento al microscopio-comparatore dei 2 bossoli in esame, si è reso necessario allineare 2 labili impronte di estrazione rilevate all’interno del collarino (escludendo quelle di espulsione visibili sui 2 fondelli in quanto, come specificato, trattasi bossoli di cartucce già esplose da altra arma e poi ricaricate). Si rappresenta che il bossolo in sequestro “R” relativamente al suo fondello si è presentato ai limiti dell’utilità balistico/comparativa a causa delle molteplici abrasioni presenti sullo stesso. Relativamente alle deformazioni visibili sul cielo dell’innesco è incerta la loro natura, ovvero se dipese dall’ otturazione dell’arma oppure da danneggiamenti successivi allo sparo.

Foto in basso: allineamento delle cave di percussione sebbene in presenza di differenze pressorie sugli inneschi verosimilmente causate da differenze nella ricarica

Foto in basso (accostamento e sovrapposizione) : labili ma significative similitudini d’ordine qualitativo e quantitativo su altra zona del cielo dell’innesco tra Reperto e test

  

Immagini eseguite nelle cave di percussione:

  

Foto in alto (accostamento e sovrapposizione) : significativa coincidenza d’ordine qualitativo  all’interno della cava di percussione tra Reperto e Test

CONCLUSIONI

Messe a confronto le impronte residuate sul bossolo  cal. 9×21 sequestrato XXXXX  con quelle dei tests “RS1” e “RS2” esplosi dalla Pistola Beretta Beretta cal. 9×21, sono state esaltate correlazioni nelle caratteristiche di classe residue e alcune correlazioni nelle caratteristiche di singolarità. Le caratteristiche del bossolo a reperto confermano l’utilizzo di una munizione ricaricata artigianalmente generante pressioni diverse rispetto alle munizioni originali. I Tests non hanno residuato nuova impronta di espulsione (allo sparo degli stessi, l’arma non è stata in grado di espellere i bossoli causa ricarica non corretta).

Il centraggio a microscopio in assenza di riferimenti certi, rende problematico un deontologico esaustivo e corretto risultato comparativo; inoltre, sussistono a carico del bossolo/reperto,  macroscopiche difformità per danneggiamenti dell’innesco, mancanti sui tests.

Fornire un responso di accertata identità balistica in assenza dei parametri ed in presenza delle alterazioni citate in precedenza,  non sarebbe deontologicamente corretto.

 Pertanto, alla luce delle risultanze ottenute e, secondo i parametri ENFSI (European Network Forensic Science International), è possibile  esprimere un giudizio di ELEVATA PROBABILITÀ che la Pistola in sequestro abbia esploso il colpo di cui al bossolo successivamente posto in sequestro